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Attenti, Cristella s’è messa La Parananza!

Ecco, si cominciano a vedere i frutti di un bel lavoro di squadra.
Innanzitutto va specificato che per me si è trattato di un gioco, più che di un lavoro. E’ stato possibile grazie alla disponibilità degli operatori e tecnici Tv di trasferirsi nella mia cucina, visto che per qualche mese sono stata agli “arresti domiciliari” in quanto convalescente dalla mia originale e unica avventura sanitaria.
La squadra è un incontro di tre generazioni: i giovanissimi (video di Gianmarco Zannoni, musica di Francesco Fonti e Luca Urbinati, professionali e “precisini”; due ragazze organizzatrici (Simona Mulazzani. direttore di Icaro Tv, che ha avuto l’idea, nonché Francesca Magnoni, segretaria di produzione). E, infine, la vecchietta del gruppo, cioè la sottoscritta, che “strolga” sempre robe di questo genere. E si diverte.
Come diceva una pubblicità di qualche tempo fa: “Una Parananza allunga la vita…”    http://www.youtube.com/watch?v=M5IxKK_B0c0

Ne vedrete delle belle! Anche pasticci vari, quasi come la Parodi, eh eh!

Una principessa a Viserbella. Gossip dell’altro secolo.

Guardando le innumerevoli cartoline d’epoca che, grazie a privati e collezionisti, vanno ad arricchire sempre di più l’archivio dell’associazione culturale Ippocampo Viserba, si può notare come, un tempo, fosse usuale scrivere un saluto o qualche nota anche sul lato illustrato delle stesse. La grafia, sempre arzigogolata come usava allora, trasmette emozioni e curiosità. Fra le tante, non è passata inosservata quella dov’è immortalato un villino di Viserbella, dall’aspetto piuttosto spartano, che pare sorgere in una zona deserta. Una freccia vergata a mano indica testualmente: “Soggiorno della Principessa Luisa di Sassonia Coburgo Gotha”.

viserbellaconscritta

foto archivio Ippocampo

Una vera principessa a Viserbella? E in una casetta così borghese? Maddai! Continua a leggere

L’arzdora blogger alla radio!

Per Cristella ogni giorno salta fuori una roba nuova, che anima il periodo di convalescenza che si prevede ancora piuttosto lungo. Con una semplice telefonata ieri mattina la mia voce è stata sentita in tutt’Italia, in diretta nazionale, grazie al circuito di radio InBlu. di cui fa parte la locale Radio Icaro.

In pratica, sono stata l’ospite speciale di “Tuffo in cucina”, spazio quotidiano all’interno del programma “InBlu Estate”.

Sono stata nominata, seduta stante, “Arzdora blogger” (proprio grazie a questo spazio Cristella.it). E, ridendo e scherzando – senza farmi mancare qualche inciampo dovuto all’emozione – si è discusso di s-ciadùr, tulìr, parananza e… degli immancabili strozzapreti.

Tutto serve a tirare su il morale, a dare una mano alla terapia verso la guarigione, a fare progetti per il futuro (sì, perché, volete scommettere?, al prossimo step ci vediamo in tv!).

Av salùt!

Per ascoltare l’intervista, cliccare qui:  http://cristella.it/up/intervista_radio_icaro.mp3

Puràz chi li vend, puràz chi li compra, puràz chi li magna

Al puràzi (le vongole) una volta erano il cibo dei poveri (puràz chi li ciàpa, puràz chi li vend, eccetera…), dove “puràz”, per chi non fosse romagnolo, significa proprio “poveraccio”. Oggi costano un occhio della testa, sia al ristorante, sia in pescheria.

In ogni caso, al puràzi portano in casa il sapore di mare come poche altre cose. La giornata di oggi è testimone.

Siccome so’ acciaccata (cioè sono in convalescenza e quindi con tanto tempo da passare fra le stanze di casa) e siccome oggi a Rimini c’è un clima autunnale, ho pensato bene di dedicare un paio di ore a nuovi esperimenti culinari.

Spiedini di gamberetti con foglie di alloro

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Iniziamo dal secondo: gli spiedini di gamberetti. Non è la prima volta che li preparo, ma la novità è rappresentata dalle foglie di alloro. Consiglio della sorella Tiziana, cuoca sopraffina, che dice: “Un gamberetto e una foglia, un gamberetto e una foglia. Li facciamo così anche nell’albergo. ” Con successo, così come in casa Morolli oggi.

Al puràzi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Passiamo alle vongole (al puràzi) della premessa. Semplici, profumate, fatte aprire in un tegame dove avevo scaldato un po’ di olio con aglio e prezzemolo tritati.  Una metà sono state servite così, tipo antipasto caldo. L’altra metà è andata per la preparazione del primo: i passatelli in brodo di vongole.

La ricetta di questo primo che scalda la pancia (e oggi ci voleva proprio!) nasce su ispirazione di una foto postata su FB da Licia, direttore del Centro di Formazione Cescot Rimini: un piatto di passatelli offerti da un ristorante riminese, foto e ricetta che, per me, sono apparsi subito come una provocazione: “Ce la devo fare anch’io!”

Pur se con qualche variante…

E quando mi metto in testa qualcosa, non mi ferma neppure il maltempo: sono uscita sotto l’acquazzone per andare alla Conad (devo solo attraversare la strada) per comprare le vongole. Accompagnata dal Re Consorte munito di ombrello.

Mentre al puràzi si aprivano nel tegame con olio, aglio e prezzemolo, in una pentola ho preparato un brodo con gambi di prezzemolo, sedano, carota, cipolla, sale.

Una volta aperte le vongole, ne ho sgusciate un paio di manciate e le ho tritate.

In una pentola ho fatto imbiondire in due cucchiai di olio una mezza cipolla tritata e uno spicchio di aglio intero (che poi ho tolto). Ho aggiunto le vongole tritate, fatto insaporire un po’, sfumato con mezzo bicchiere di vino bianco. Ho aggiunto un mezzo cucchiaio di concentrato di pomodoro e poi aggiunto il brodo che avevo preparato nell’altra pentola e il liquido prodotto dalle vongole (filtrato, per non rischiare eventuali avanzi di sabbia).

Sistemato il sapore con un po’ di dado di pesce e fatto  sobbollire per circa 30 minuti.

Nel frattempo ho preparato i passatelli (2 uova, un cucchiaio di farina, pane grattugiato e parmigiano grattugiato in uguale misura fino a formare un impasto piuttosto duro. Passato i passatelli nello schiacciapatate e gettati direttamente nel brodo di vongole. Appena sono venuti a galla, ho spento il fuoco e coperto, lasciando riposare per un quarto d’ora: i passatelli, anche quando cotti in brodo di carne, esigono questo riposo, durante il quale i sapori si “sposano”.

Serviti in fondine con qualche vongola col guscio giusto per fare un po’ di scena.

Il Re Consorte ha apprezzato.

Passatelli in brodo di vongole

E’ arrivato il momento: Cristella va dal Grande Fratello.

Ecco, la valigia è pronta. C’è anche il nuovo smartphone regalato dal Re Consorte, che permetterà i contatti web.

impariamo ad usare lo smartphone nuovo…

 

 

 

 

 

Cristella attendeva da mesi che il Grande Fratello la chiamasse. Non quello della Tv, naturalmente (chi resisterebbe?). Per tanti motivi, assomiglia di più a quello di Giorgio, George Orwell.

Una settimana o poco più di “vacanza” nella sua casa (dicono ci sia anche il wireless!).

 

 

 

Da domani, giovedì 23 maggio 2013, Cristella non sarà molto presente in rete, perché starà per qualche giorno sotto l’occhio attento del mitico GF.

Di più: grazie ai potentissimi mezzi della tecnica, egli scruterà Cristella entrandole dentro nel senso vero della parola (“endoscopicamente”, sarebbe la probabile definizione nella neolingua di Orwell).

E venerdì 24 maggio, ad un’ora non ancora conosciuta, il GF chiamerà a sé “scienza e coscienza” per penetrare la Regina fino “al centro del centro” di tutto il suo essere.

Che la sua mano non tremi e l’occhio sia limpido, questa la preghiera rivolta al Grande Padre.

Av salùt (non è neolingua di Oceania, bensì dialetto di Rimini.

Cos’è la “neolingua” del GF? 

«È qualcosa di bello, la distruzione delle parole. Naturalmente, c’è una strage di verbi e aggettivi, ma non mancano centinaia e centinaia di nomi di cui si può fare tranquillamente a meno. E non mi riferisco solo ai sinonimi, sto parlando anche dei contrari. Che bisogno c’è di una parola che è solo l’opposto di un’altra? Ogni parola già contiene in se stessa il suo opposto. Prendiamo “buono”, per esempio. Se hai a disposizione una parola  come “buono”, che bisogno c’è di avere anche “cattivo”? “Sbuono” andrà  altrettanto bene, anzi meglio, perché, a differenza dell’altra, costituisce l’opposto esatto di “buono”. Ancora, se desideri un’accezione più forte di “buono”, che senso hanno tutte quelle varianti vaghe e inutili: “eccellente”, “splendido”, e via dicendo? “Plusbuono” rende perfettamente il senso, e così “arciplusbuono”, se ti serve qualcosa di più intenso. Naturalmente, noi facciamo già uso di queste forme, ma la versione definitiva della neolingua non ne contemplerà altre. Alla fine del processo tutti i significati connessi a parole come bontà e cattiveria saranno coperti da appena sei parole o, se ci pensi bene, da una parola sola. Non è una cosa meravigliosa?» .  

«Ovviamente» aggiunse come se gli fosse venuto in mente solo allora, «l’idea iniziale è stata del Grande Fratello.»

(da “1984”, di George Orwell).