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Parliamo di cose serie: ereditarietà dei tumori e mastectomia come “prevenzione”. Angelina e le altre…

Notizie così hanno un effetto “di-rompente”.

Attraverso la sua pagina FB il noto oncologo riminese Alberto Ravaioli fornisce chiarimenti sull’intervento di asportazione dei seni effettuato dall’attrice Angelina Jolie, ma anche sull’ereditarietà di diversi tipi di tumore.

Copio e incollo.

A PROPOSITO DEL TUMORE EREDITARIO DELLA MAMMELLA E
DELLE NOTIZIE DI STAMPA RELATIVE A ANGELINA JOLIE.

Ha fatto scalpore sulla stampa internazionale e nazionale la notizia relativa alla operazione di asportazione bilaterale delle mammelle di una attrice così famosa come Angelina Jolie, giovane mamma, un simbolo della femminilità e maternità per molte donne.
La notizia può apparire raccapricciante per la parola mastectomia bilaterale (asportazione di entrambi i seni) con ricostruzione chirurgica degli stessi seni, per il deturpamento percepito della immagine fisica e psichica della donna.
Cercheremo quindi in queste breve nota di portare informazioni utili alla comprensione della notizia.

Cosa è il BRCA1 e 2.

Sono due geni dei nostri cromosomi che se alterati o mutati (cambiati rispetto all’originale) possono predisporre all’insorgenza del carcinoma del seno durante il decorso della vita fino all’85% delle probabilità per il BRCA1 e 2 .
Possono predisporre anche al tumore dell’ovaio il BRCA1 fino al 40% e il BRCA 2 fino al 25%. Il BRCA 2 puo predisporre anche al carcinoma del pancreas e al melanoma e altri e nell’uomo oltre al tumore della mammella (esiste anche per l’uomo il tumore mammario anche se molto più raro) anche a quello della prostata.
Vi sono altri geni che predispongono al tumore della mammella ma sono molto più rari e per il momento sono solo oggetto di studio.
Va da se che oggi non conosciamo tutti i geni che predispongono al tumore ereditario e di questo capiremo l’importanza seguendo l’articolo.
I tumori ereditari rappresentano una piccola parte di tutte le neoplasie circa il 5% delle stesse.
Conosciamo anche la parola tumori familiari, circa il 15-20% delle neoplasie che sono diverse dalle ereditarie in quanto sono dovute, per quanto ne sappiamo oggi non a gene singoli alterati, ma a più alterazioni genetiche (supposte tali) meno espressive che sommandosi determinano la neoplasia
Il rimanente 75% delle neoplasie si definisce ‘sporadico’ cioè dovuto a stili di vita di quella determinata popolazione con emersione della neoplasia in modo casuale.

Quando si determina il BRCA 1 e 2 ?

Vi sono determinate caratteristiche che inducono a testare la presenza del gene mutato.
Quali? La età giovanissima (sotto i 35 anni), la familiarità spiccata (madre, nonne, cugine), la bilateralità della neoplasia, la presenza di carcinoma mammario o ovarico contemporaneo , ma parliamo di pazienti con diagnosi di tumore mammario.
Il test in prima istanza viene quindi eseguito sulla paziente e se questa risulterà con un gene mutato allora l’indagine verrà estesa ai familiari sani ( se paziente e familiari saranno consenzienti).
Vi sono infatti procedure particolari prima di fare il test per il gene alterato: ci troviamo di fronte infatti a una medicina nuova, diversa, detta predittiva per il futuro, e non tutti i pazienti e familiari possono sopportare questo peso psicologico per cui occorre un consenso informato ben articolato.
Per la verità nella mia esperienza qui a Rimini ho incontrato più pareri favorevoli che resistenze a eseguire i test.
Il test è fatto con un banale prelievo di sangue attraverso cui il DNA viene esaminato (quello dei linfociti) e il gene BRCA 1 e 2 vengono esaminati.
L’alterazione dei geni,infatti, si trova in tutte le cellule, anche in quelle sane (per forza, essendo malattia genetica).

Perché  gli interventi di Mastectomia profilattica.

Il trattamento di Mastectomia sottocutanea con conservazione di areola e capezzolo e’ la terapia di elezione per quelle donne che vogliono portare il rischio futuro a livelli molto bassi, inferiori al 5%.
Mastectomia sottocutanea significa portare via tutta la ghiandola mammaria sostituendola con una protesi o con l’adipe della donna.
Vengono eseguiti anche interventi di Ovariectomia bilaterale con asportazione delle tube, anche se in un numero più  limitato almeno in Italia e a Rimini.
L’intervento non e’ la sola indicazione preventiva.
Vi sono infatti criteri di controlli più ravvicinati e articolati in chi preferisce non farsi operare.
Entrambe le soluzioni sono oggi ritenute valide e la scelta deve essere discussa con attenzione con l’equipe dei Curanti da parte della paziente.

Riguarda solo le pazienti con BRCA1 e 2 alterati ?

Il problema non riguarda esclusivamente quelle pazienti.
Vi sono infatti donne che presentano caratteristiche familiari come nelle pazienti con ereditarietà ma senza geni alterati.
Anche in questa pazienti (ma non nei loro familiari in genere) si pone lo stesso problema della Mastectomia bilaterale profilattica.
Vi sono poi pazienti con carcinoma in situ in età molto giovane per le quali qualche volta si pone la stessa decisione.

La chirurgia ricostruttiva.

Ancor oggi nello sentire popolare Mastectomia fa emergere sentimenti che richiamano la deformazione del corpo e della immagine femminile.
Oggi non è più così e potrebbe essere ancora meglio.
La chirurgia ricostruttiva ha fatto molti passi in avanti e possiamo affermare che in una percentuale elevata di casi con ricostruzione il risultato estetico raggiunto appare molto superiore rispetto al passato.
Ho visto molti casi di ottima ricostruzione, in particolare con le tecniche di liporicostruzione.
Ma molto cammino deve essere ancora fatto.
Lo richiedono le donne in prima istanza e i medici sensibili e i compagni di queste donne,e i familiari.
Per poter raggiungere risultati migliori occorre dedicarsi, avere una casistica adeguata, e avere il Chirurgo Plastico sempre in collaborazione con Chirurgo senologo.

La situazione a Rimini

Nella nostra provincia si operano circa 300 tumori della mammella all’anno. Il 5% e’ rappresentato da forme familiari quindi circa 10-15 casi anno. I familiari di queste persone potranno essere circa altre 8 donne ( non tutti i familiari sono portatori del gene alterato).
Ma il 15% degli interventi per tumore e forse anche il 20% e’ rappresentato da Mastectomie , quindi 60 pazienti che dovranno avere la ricostruzione bilaterale (quando si interviene su di un seno in genere si ‘ritocca’ anche il contro laterale)
A Rimini (ma anche in altre realtà) abbiamo una ottima Chirurgia senologica in cui opera a tempo pieno un Chirurgo Plastico ricostruttivo dotato di ottima tecnica.
Sulla presenza del Chirurgo Plastico a tempo pieno io personalmente ho operato affinché questo risultato fosse raggiunto e da alcuni anni così è (ma quanti sforzi!)
Ma su questo tema , che attiene la qualità della vita, ritengo che l’attenzione, anche in periodi di crisi, deve sempre rimanere alta e miglioramenti sono possibili.
A Rimini inoltre abbiamo entro l’equipe di Oncologia una esperta di Genetica dei Tumori la Dr.ssa Valentina Arcangeli, molto brava, una ricchezza per il nostro Ospedale. Si e’ formata in questo settore fra mille difficoltà e resistenze, ma per fortuna c’e’.

Conclusioni.

Come si vede il problema che Angelina Jolie ha sollevato (e per questo la ringraziamo) è un problema – presente anche a Rimini – che da molti anni si è cercato di affrontare da tutti i punti di vista.
Ma mantenere questi risultati di qualità, da migliorare sicuramente, sarà una scommessa per il futuro.

Alberto Ravaioli

Passatelli: profumo della memoria

Il ferro dei passatelli

 

 

 

 

 

 

 

 

“Meraviglia da non perdere – scrive Michele Marziani nel suo libro “La cucina riminese tra terra e mare” (Panozzo Editore Rimini 2005) – sono i passatelli, sorta di meravigliosi vermetti a base di pangrattato, uova, parmigiano, noce moscata e scorzetta di limone. Una fantastica minestra dei giorni di festa – si mangiavano tradizionalmente a Pasqua nel riminese e nel giorno dell’Epifania in Valconca – da gustare rigorosamente in brodo. Stupendi anche col brodo di pesce fatto con gli umili paganelli dell’Adriatico. Oggi sono numerose le versioni asciutte che si incontrano nella ristorazione. (…)
Chi ha avuto la fortuna di essere bambino in una famiglia dove i passatelli erano di casa, la memoria la conserva nel naso, perché il passatello è sentore di buono, di formaggio, di noce moscata, di limone che vaga nell’aria mentre bolle il brodo. Ma quello che ancor più ci colpiva – e colpisce – l’immaginario infantile è il ferro per passatelli, una sorta di schiumarola con i manici che serve per realizzare i sottili vermicelli d’impasto profumato. Un oggetto oscuro, misterioso, del quale è difficile comprendere l’uso se non vedendolo utilizzare. E le cucine, un tempo, si dividevano tra quelle dotate dell’attrezzo in questione e quelle di chi, tapino, s’arrangiava con lo schiacciapatate, fino ad almeno un decennio fa in dotazione in tutte le famiglie. Oggi il ferro per passatelli fa parte degli oggetti della memoria, del modernariato rurale. Un po’ come le teglie d’argilla per cuocere la piada.”

In effetti, anch’io sono una di quelle arzdore tapine che non sanno usare il vecchio ferro (che comunque è appeso in bella mostra alla parete della cucina) e che si arrangiano col passapatate.

La ricetta più usata, a casa mia, è col brodo di cappone o gallina, come da stretta tradizione, ma qualche volta ho provato, con successo, il brodo di pesce.

Prima di trascrivere la ricetta, vi segnalo un video di Youtube dove potete ammirare la vera “arte romagnola del passatello” così come la propone un albergo di Riccione.

Buon appetito!

Passatelli romagnoli

Ingredienti

  • 125 grammi di pane grattugiato (di tipo comune)
  • 1 cucchiaio di farina
  • scorza grattugiata di mezzo limone
  • 200 grammi di Parmigiano Reggiano grattugiato
  • un tuorlo d’uovo
  • due uova intere
  • un pizzico di noce moscata grattugiata
  • un pizzico di sale

Preparazione
Si mescolano tutti gli ingredienti fino ad ottenere una palla omogenea e compatta. La si lascia riposare anche un’oretta. Quando il brodo bolle, con l’apposito attrezzo di formano i passatelli, che vanno fatti cadere direttamente nella pentola.
Sono pronti quando vengono a galla.
Ottimi anche riscaldati, il giorno dopo.

…le sue frecce possano andare veloci e lontano…

Di Principesse che volano volano sempre più lontano. Bacio bacio bacio.

Dorothy, prima “over the Rainbow” and now… on a “New Wave”.

in partenza da Bologna Airport

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I vostri figli non sono figli vostri.

 (di Kahlil Gibran)

E una donna che reggeva un bimbo al seno disse, Parlaci dei Figli.
E lui disse:
I vostri figli non sono figli vostri.
Sono i figli e le figlie della brama che la Vita ha di sé stessa.
Essi vengono attraverso voi ma non da voi,
e sebbene siano con voi non vi appartengono.
Potete donare loro il vostro amore ma non i vostri pensieri.
Poiché hanno pensieri loro propri.
Potete dare rifugio ai loro corpi ma non alle loro anime,
giacché le loro anime albergano nella casa di domani,
che voi non potete visitare neppure in sogno.
Potete tentare d’esser come loro, ma non di renderli
come voi siete.
Giacché la vita non indietreggia né s’attarda sul passato.
Voi siete gli archi dai quali i vostri figli,
viventi frecce, sono scoccati innanzi.
L’Arciere vede il bersaglio sul sentiero dell’infinito,
e vi tende con la sua potenza affinché le sue frecce possano
andare veloci e lontano.
Sia gioioso il vostro tendervi nella mano dell’Arciere;
poiché se ama il dardo sfrecciante,
così ama l’arco che saldo rimane.

Quando si andava “a la garavèla”. Torneranno quei tempi?

A garavlémi…”

Così rispose con naturalezza,  qualche tempo fa, un’arzdòra quasi centenaria alla mia domanda su come, negli anni venti-trenta del secolo scorso, riuscisse a portare avanti la sua famiglia nonostante la situazione economica piuttosto problematica.

Vedova in giovane età, rimase sola con cinque figli maschi, il più piccolo dei quali non andava ancora a scuola.

Per rendere l’idea, la sua misera casa “sò m e’ fiòm” (su per il fiume, per la cronaca: lo storico fiume Rubicone) aveva il “pavimento” in terra battuta.

Avèmi ‘na miséria che m’i sòrg ch’i antrèva u i vnéiva i guzlòun ma i òcc” (avevamo una miseria che ai topi che entravano venivano i goccioloni agli occhi). Tradotto:  anche loro piangevano perché non c’era alcunché da mangiare.

Quindi, questa signora tirava avanti andando…  “a la garàvèla”.

Tutto il giorno (e forse anche di notte, magari se l’azione non era del tutto… approvata) “a garavlè” nei campi degli altri.

A racimolare, raggranellare, così come insegna anche l’etimologia di questi ultimi due vocaboli detti in lingua italiana.

Racémolo e racìmolo: forma diminutiva del latino racèmus, grappolo d’uva. Ogni ciocchetto d’uva di cui si compone il grappolo, ed anche un grappoletto di pochi racimoli.

Racimolare: cogliere i racimoli e, fig. adunare a poco a poco.

Raggranellare: unire i granelli dispersi, mettere insieme a poco a poco, quasi granello a granello. 

La Bibbia stessa raccomanda: “Quando vendemmierai la tua vigna, non tornerai indietro a racimolare: sarà per il forestiero, per l’orfano e per la vedova.” (Deuteronomio – 24, 21).

E comunque, sempre, quando sento la parola “garavlè”, ma detta nella mia lingua madre, mi torna nella mente quella vedova, una donna romagnola forte, come tante.

Ed ecco cosa scrive in proposito Gianni Quondamatteo nel suo Dizionario Romagnolo Ragionato:

Garavlè: – racimolare, spigolare, raccogliere, guadagnare. S’èt garavlè òz? (Cos’hai raggranellato oggi?,  a un poveraccio che vive alla bell’e meglio  raccogliendo quello che può). Anche dopo un festino, o per un affare fatto andare in porto. Pure in senso ironico o confidenziale.

Morale della favola: tira una brutta aria… Si dovrà tornare a “garavlè“?

Il Signore dà la scorta in anticipo… E per fortuna non mi chiamo Giovanna.

Postfazione di don Piergiorgio Terenzi al mio primo “romanzo nel cassetto” scritto nel 1996, ai tempi in cui si svolsero i fatti raccontati. Pagine che stanno ancora lì a prendere polvere, meditabonde, ad attendere chissà cosa e chissà chi, ma che comunque ogni tanto fa bene andare a rileggere…

Scriveva, don PG:

Una storia raccontata bene. E, soprattutto, vissuta in prima persona fin dall’inizio.

Sono partecipe, in certo senso, solo del “lieto fine”, anche se Cristina continua a pensare che io ne sia protagonista e motore. Ma forse vuole solo lusingarmi… Continua a leggere